February 1, 2009

Piantare nuovi alberi direttamente dall'aria


Ecco un nuovo progetto, tutto inglese, che potrebbe rimpiantare nuovi alberi in foreste devastate da incendi o da tagli illegali, in maniera molto più rapida.

La notizia è stata publbicata su New Scientist, dove si legge che il questore di Weybridge, vorrebbe utilizzare un elicottero, per lanciare letteralmente centinaia di semi a terra e velocizzare in questo modo i tempi durante i quali le foreste potranno essere reimpiantate.

Si tratta naturalmente di un'idea e per far sì che i semi non vadano persi o mangiati, sarebbe previsto di attrezzarli con delle 'pigne' biodegradabili, ma resistenti, fornite di una manciata di terra e dell'acqua necessaria per far partire la germinazione.

Se sparate da un'altezza di circa sette metri, le pigne andrebbero ad impiantarsi direttamente nel terreno e basterebbe così aspettare solamente la nascita della nuova piantina.

Il progetto pilota verrà testato per ora in alcune aree in Brasile; se di risultato positivo, potrebbe prendere piede anche a livello commerciale. Certamente un modo originale di riforestazione.

Via| New Scientist

October 30, 2008

Governo, Kyoto, rivoluzione energetica... Dove stiamo andando?



Mentre il presidente di turno dell'UE, Nicolas Sarkozy, parla di: "errore storico rinunciare al pacchetto clima" e che: "non vi è nessuna ragione perchè la crisi economica debba modificare gli impegni dell'Europa sul clima. ...", mentre i livelli di CO2 continuano imperterriti a salire e nuovi studi parlano di un aumento significativo del trifluoruro di azoto (NF3), temibile gas di origine antropogenica - 17mila volte più potente dell'anidride carbonica -, l'ottusità, l'arretratezza, l'attonita cecità di chi dovrebbe preservare sia la Salute, che l'Economia del Paese, continua a imporre la spietata legge del "Profitto a tutti i costi".

Nonostante Ong come Greenpeace e WWF, certamente di parte, oltre a denunciare, propongano soluzioni e prospettive cariche di fiducia. Nonostante pure la Comunità Europea, insieme all'UNEP, parlino DICHIARATAMENTE di New-Deal. Nonostante Paesi come la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, la Spagna, persino la Grecia - dall'economia altalenante - stiano investendo denaro, persone, idee e risorse in nuovo modo di produrre energia e di utilizzarla. (a proposito dei costi e benefici tanto ostentati in questi ultimi giorni: ma gli altri Stati come crediate abbiano fatto?)

Nonostante ci siano signori come Amory Lovins, che, solo grazie al Risparmio Energetico abbia fatto risparmiare e guadagnare milioni e sottolineo milioni di dollari a compagnie come GM e Boeing, solo per citarne due, nonostante pure Paesi come le Hawaii vogliano arrivare all'indipendenza energetica da fonti fossili entro il 2030...

Qui da noi si temporeggia, si lancia il sasso nascondendo la mano, "scusa ma non me la sento proprio di investire due miliardi di euro in tecnologie che daranno lavoro a migliaia di persone", "rinnovabili, sole, vento, mare, tutte c... il futuro è il carbone!". Non si vuole capire che solo con la riqualificazione energetica degli edifici si potrebbero creare migliaia di nuove figure e ridare slancio ai piccoli imprenditori.

"Ma i cittadini pagheranno" dicono. Stiamo già pagando, 60 euro al giorno, a testa. E se non si agirà le spese aumenteranno sempre di più, sopratutto seguendo questa strada.

Cocludo con questa citazione, a me cara: "Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci, sempre. Dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato". Charlie Chaplin.

October 2, 2008

Stranieri in casa propria


Di seguito vi riporto un pezzo da me pubblicato sulla vicenda degli Indios Guaranì Kaiowa, del Mato Grosso do Sul, in Brasile.


"La nostra terra è la terra dei nostri antenati, e ora ci chiamano invasori. Loro dicono di averla comprata, ma noi l'abbiamo ereditata".

Comincia così l'incontro con Ambrosio Vilhalva, capo villaggio e guida spirituale della comunità Guyra Roka, che, insieme agli altri compagni, ha occupato le terre natali quattro anni fa.

Ambrosio è un uomo sulla quarantina, dai lineamenti tipicamente indio. Intorno a sè diffonde una calma non comune, ma ciò che più colpisce è lo sguardo. Gli occhi neri e profondi fissano intensamente l'interlocutore, suscitando quel tipico timore reverenziale rivolto a chi, dalla vita, ha avuto non poche sofferenze.

I Guaranì-Kaiowà sono i discendenti di quegli indigeni che entrarono in contatto alla fine del '500 con gli europei arrivati via mare. A quell'epoca contavano più di un milione di persone, mentre oggi ne sopravvivono alcune decine di migliaia. Dopo aver subito la perdita quasi totale delle loro terre, vivono confinati in quelle che dovrebbero essere riserve, ma che non sono altro che fazzoletti di foresta, dove non c'è rimasto più nulla, né pesce, né selvaggina, né terra da coltivare.

È da questo punto che nasce il film, scritto e diretto da Marco Bechis: "La terra degli uomini rossi. Birdwatchers".

La storia infatti racconta le reali vicissitudini della comunità indio che, dopo l'ennesimo suicidio di un giovane, decide di occupare una porzione di terra, al limite di una proprietà di alcuni ricchi fazendeiro della zona, rivendicandone la restituzione.

I protagonisti, per la prima volta, sono gli stessi indios e grazie a Bechis, si sono reinventati attori: "Ho capito, fin dal primo contatto, di aver trovato il film - conferma il regista - ma soprattutto di aver trovato gli attori. Possiedono infatti un teatralità propria, sia nei movimenti che nella retorica".

Mato Grosso significa foresta fitta, ma di quella foresta non ce n'è più traccia. Al posto degli alberi ci sono sterminate piantagioni di canna da zucchero - per la produzione di bioetanolo - e di soya geneticamente modificata.

"Al tempo della dittatura ci furono date delle riserve, ma lo spazio non è più quello di un tempo, non c'è più tutta quell'area boschiva. Non abbiamo in pratica dove vivere - afferma con vigore il capo villaggio. La terra dei nostri antenati è per noi terra sacra, ed è per questo che vogliamo tornarci".


Fonte|LifeGate

September 30, 2008

L'impatto dei cambiamenti climatici in Europa


Secondo l'ultimo rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, la temperatura in Europa sta cambiando e più velocemente che nelle altre parti del mondo.

Di seguito posto il sunto della situazione, una sorta di Fact-box.

1.Le differenze tra Nord e Sud si stanno accentuando, tanto che nell'ultimo secolo le regioni Mediterranee ricevono il 20% in meno che un secolo fa.
2.L'innalzamento del livello del mare porterà 4 milioni di europei a rischio innondazioni, da Londra ad Atene.
3.Il ghiaccio artico si sta sciogliendo sempre più velocemente. Le ultime misurazioni confermano il 50% in meno dal 1950.
4.Due terzi dei ghiacciai alpini sono scomparsi dal 1850 ad oggi.
5.Piante, insetti e mammiferi stanno emigrando verso Nord. Entro la fine del secolo tutte queste specie avranno percorso centinaia di chilometri, causando l'estinzione del 60% delle locali.
6.L'agricoltura cambierà volto, si coltiverà - dove possibile - piante molto diverse da quelle a cui siamo abituati.
7.Anche la salute umana è a rischio. Un esempio gli oltre 70 mila morti, durante la torrida estate del 2003.

Infine: la temperatura è aumentata 0,8 gradi.

Fonte| EAA

September 12, 2008

Nuove opportunità per i biocombustibili dalle microalghe


Non è certo una notizia nuova o una nuova scoperta, ma di certo potrebbe far comodo in un prossimo futuro. Nei laboratori dell’ENEA è stata ottenuta una nuova varietà della microalga Chlamydomonas, che può illuminarsi e spegnersi grazie all’aggiunta di comuni sali al mezzo di coltura.

Dal comunicato dell'Enea si legge che:

Le microalghe convertono l’energia solare con un’efficienza molto più alta delle piante terrestri e sono in grado di “fissare” la CO2 proveniente dagli impianti industriali, contribuendo ad una mitigazione dell’effetto serra e producendo biocombustibili innovativi: biodiesel e idrogeno.


Giovedì scorso l'UE ha deciso di dare un freno alla produzione di biodiesel da grano e altre colture alimentari. In pratica l'obiettivo del 10 per cento di carburanti prodotti da fonti rinnovabili rimane tale, ma viene abbassato al 6 per cento quello proveniente da colture alimentari, mentre il restante 4 per cento dovrebbe essere prodotto da idrogeno e elettricità. Il tutto sempre alla scadenza del 2020.

Ben vengano quindi nuovi studi sulla produzione di biofuels da organismi diversi e meno impattanti. Sempre dall'Enea:
Questa scoperta apre nuove prospettive nel campo delle energie rinnovabili, ed in particolare per la produzione di biocarburanti da microalghe coltivate su terreni di scarso valore agricolo, senza ripercussioni sul mercato dei prodotti alimentari.


Staremo a vedere.

Fonte|Enea, Reuters